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POSSO CENARE SUL BALCONE CON I MIEI AMICI?

Tutte le accortezze per cenare in libertà con gli amici sul balcone in condominio

11/08/2021 Autore: www.condominioweb.com

Con l'arrivo delle belle giornate non c'è nulla di meglio che rilassarsi in balcone, qualora se ne abbia la possibilità. Anzi, se lo spazio è sufficiente spesso si sceglie anche di cenare direttamente all'esterno, anziché all'interno della propria abitazione, tra l'altro per beneficiare della piacevole brezza delle sere d'estate.

Organizzare cene in balcone, invitando sovente anche i propri amici, è indubbiamente concesso e non vietato, trattandosi di aree di esclusiva proprietà. Tuttavia, ciò non significa che ciò si possa fare in piena libertà, senza il rispetto di alcuna regola, e ciò vale soprattutto nei casi in cui l'appartamento con balcone si trovi all'interno di un condominio.

Come confermato da un consolidato orientamento giurisprudenziale, originato in vicende relative alle spese di manutenzione, in condominio i balconi aggettanti appartengono in via esclusiva al proprietario di questa in quanto prolungamento della corrispondente unità immobiliare (cfr. ex multis Cass. 7042/2020).

Ciò vuol dire che comunque il proprietario sarà tenuto al rispetto delle regole di comportamento in vigore all'interno dell'ambiente condominiale e spesso anche cristallizzate nello stesso regolamento. Ecco alcuni degli aspetti più importanti a cui prestare attenzione per poter evitare beghe e cenare in balcone con i propri amici in tranquillità.

Rispettare le ore di riposo

Partiamo da un problema annoso in ambito condominiale, quello della rumorosità, foriero di animate quanto continue discussioni. In caso si ceni in balcone, la regola principale resta quella del buon senso, ovvero di non arrecare disturbo ai vicini con rumori eccessivi e, sopratutto, rispettare le eventuali ore del silenzio.

Indubbiamente cenare in compagnia di amici prevede chiacchiericcio, rumore di stoviglie, e intrattenersi in balcone qualche ora in più del solito, e questo frastuono potrebbe creare problemi specie nelle ore più tarde.

La legge non prevede espressamente che vi siano degli orari di "riposo" da rispettare in condominio ed è per questo che spesso se ne occupa direttamente il regolamento che, se di natura contrattuale (approvato dall'unanimità dei condomini o accettato al momento dell'acquisto dell'unità immobiliare dall'originario unico proprietario), può recare norme che limitano le facoltà d'uso dei singoli comproprietari sulle parti comuni, nonché su quelle di proprietà esclusiva.

Le regole di solito sono diversificate nei diversi stabili, anche in base alle esigenze degli occupanti, e possono essere differenziate altresì in relazione ai vari giorni della settimana o in base alle stagioni, allargando o restringendo le fasce orarie in cui è previsto il silenzio.

Meglio, dunque, dare preventivamente un'occhiata al regolamento per verificare fino a che ora ci si potrà intrattenere con i propri ospiti in balcone senza arrecare disturbo agli altri condomini.

Rumori e schiamazzi fuori dalle fasce orarie indicate possono far sorgere il rischio di contestazione in sede assembleare per aver perpetrato una violazione al regolamento condominiale, e l'infrazione pone anche a rischio di sanzioni (cfr. art. 70 disp. att. c.c.).

Nei casi più gravi, in ambito civilistico, ci si potrebbe appellare anche all'art. 844 c.c. che punisce le immissioni rumorose dei vicini in caso di superamento della cosiddetta "normale tollerabilità", avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi.

Infine, è sempre consigliabile informarsi anche per quanto riguarda la presenza di eventuali regolamenti locali che impongono di rispettare la quiete notturna in alcuni orari e che potrebbero dunque impedire di intrattenere all'aperto conversazioni ad alta voce e così via.

Attenzione al getto di cose

Quando si cena e ci si intrattiene in balcone meglio fare attenzione, inoltre, al rischio che qualche oggetto caschi giù, anche se per mera distrazione o per comportamento dei propri ospiti. Scuotere la tovaglia con le briciole, far cadere mozziconi di sigaretta, sono atteggiamenti pericolosi che possono far sorgere lamentele da parte degli altri condomini.

Se ciò si verifica, l'amministratore potrebbe vedersi costretto a richiamare all'ordine il condomino a cui viene imputata la caduta di oggetti dal proprio balcone e, addirittura, gli altri proprietari potrebbero anche decidere di porre in essere iniziative legali per chiederne l'inibitoria, nonché risarcimenti per eventuali danni, qualora tale comportamento venga reiterato in diverse occasioni.

Nei casi più gravi, risulta astrattamente ipotizzabile anche una reazione penale ai sensi dell'art. 674 c.p. che punisce il getto pericoloso di cose, ovvero la condotta di "chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone".

In una serie di precedenti giurisprudenziali, la Suprema Corte ha confermato la condanna per il reato in oggetto in una serie di casi, valutando in base alla specificità degli stessi, ad esempio in presenza di getto di mozziconi di sigarette e cenere (cfr. Cass. n.16459/2013), getto di rifiuti (cfr. Cass. n. 44458/2015) o sversamento di acqua mista a terriccio, anche quella che si fa defluire per ripulire il balcone (cfr. Cass. n. 29614/2010).

Il reato può tra l'altro realizzarsi anche in assenza di danni, essendo sufficiente che si manifesti un pericolo per l'incolumità pubblica, dunque anche qualora vi sia stato di un singolo e isolato episodio connotato da idonea potenzialità lesiva.

Tale potenzialità lesiva la Cassazione non ha rinvenuto (cfr. sent. 27625/2012) in ipotesi di spolvero di tappeti e tovaglie, determinante la caduta di briciole e polvere su finestra e terrazzo dell'inquilino del piano inferiore.

Per la Corte "lo sbattimento di qualche tappeto e lo scuotimento di qualche tovaglia non integra la condotta penalmente rilevante, per l'impossibilità di causare imbrattamenti e molestie alle persone, secondo la formulazione letterale della disposizione incriminatrice".

Fumi e immissioni

Spesso, oltre a invitare gli amici a cena, se il balcone ha adeguato spazio si approfitta anche per accendere il barbecue e preparare una grigliata. In condominio. anche questa amata pratica non può svolgersi con leggerezza ed è necessario rispettare regole e accorgimenti.

In primis, anche in questo caso è necessario dare uno sguardo al regolamento condominiale che, proprio per scongiurare l'insorgenza di liti tra condomini, potrebbe prevedere un assoluto divieto di cucinare o grigliare sul balcone, oppure acconsentire a tale pratica limitandola ad alcuni giorni e orari della settimana.

Se il regolamento nulla dice sul punto, è necessario comunque non esagerare in quanto le immissioni di fumo che superano la c.d. normale tollerabilità, possono far scattare la menzionata previsione di cui all'art. 844 del codice civile.

In sostanza, l'uso del barbecue è lecito e non inibito, purché i fumi emanati siano tollerabili per gli altri condomini. Vale la pena rammentare che il concetto di "normale tollerabilità" non ha un valore assoluto, dovendo invece valutarsi in base al singolo caso concreto ed essere di norma parametrato alla capacità di sopportazione dell'uomo medio.

Il condomino che riesca a dimostrare il superamento della normale tollerabilità potrebbe esperire anche in questo caso azione inibitoria per far cessare le immissioni oppure richiedere il risarcimento di eventuali danni subiti.

Infine, anche i Comuni di residenti potrebbero aver predisposto una normativa ad hoc in materia di grigliate e barbecue, ponendo dei limiti all'accensione di fuochi anche in luoghi privati, magari in alcuni periodi dell'anno, per ragioni di ordine pubblico o sicurezza.

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